Frequently Asked Questions
Open Access (Accesso Aperto) significa accesso libero e senza barriere al sapere scientifico.
Si tratta di un movimento o, meglio, di una serie di strategie, nate all’interno del mondo accademico, il cui scopo è riguadagnare possesso della comunicazione scientifica offrendo libero accesso ai risultati della ricerca.
Si applica solo alla letteratura scientifica, quella per cui gli autori non ricevono compenso economico.
Sfruttando le potenzialità offerte dalla rete, gli articoli vengono gratuitamente resi accessibili senza le restrizioni e le barriere previste dalle licenze tradizionali. La disseminazione dell’informazione garantisce un reale impatto: più un articolo è liberamente scaricabile, più è letto, più viene citato. Questo favorisce la condivisione del sapere e quindi un più rapido avanzamento della conoscenza, senza barriere, in tutto il mondo.
Letteratura ad accesso aperto non significa letteratura esente da costi.
La scelta in Open Access è di far ricadere i costi (minimi) su chi produce la ricerca invece che sui lettori, per assicurare la massima disseminazione.
Per garantire un workflow efficace e una peer-review di qualità, alcune riviste (circa la metà) richiedono il pagamento di una quota per coprire le spese relative al processo di pubblicazione. Questi costi possono essere previsti nel budget iniziale per la ricerca, e spesso vengo coperti dalle istituzioni di appartenenza.
Modelli di sostenibilità economica alternativi sono allo studio.
No, al contrario, con il deposito in un archivio aperto si ottiene la certificazione della paternità intellettuale con una data certa.
Le licenze Creative Commons, spesso associate al materiale pubblicato su riviste Open Access, hanno come requisito minimo proprio l'attribuzione della paternità intellettuale.
Pubblicare in Open Access garantisce la massima circolazione delle idee, nel rispetto delle norme sul Diritto d'autore.
Riviste Open Access
No, al contrario, le riviste Open Access garantiscono una peer-review di qualità. Spesso, anzi, la peer-review è trasparente (pre-publication history). Nel caso della rivista PLoS ONE, che adotta gli strumenti del Web2.0 (possibilità di inserire commenti e di intervenire nel testo stesso dell'articolo) si giunge anzi a una discussione aperta sui temi dell'articolo, nello spirito delle accademie scientifiche da cui ha preso avvio l'attuale sistema di comunicazione scientifica.
Archivi aperti
Gli archivi aperti non hanno come scopo la peer-review, ma la più ampia disseminazione dell'informazione. Tuttavia, nel caso di archiviazione di postprint (l'articolo come corretto dai referee), il materiale risulta ugualmente sottoposto al vaglio dei pari.
Vantaggi dell'Open Access:
• per gli autori:
- maggiore visibilità e impatto per i propri lavori (fino al 300% in più in certe aree disciplinari);
- possibilità di nuove metriche di valutazione dell’impatto alternative all’Impact Factor;
- possibilità di una peer-review più trasparente ed efficace
• per i ricercatori:
- maggiore facilità di accesso ai dati e ai risultati della ricerca rispetto agli articoli accessibili solo a pagamento;
- possibilità di sfruttare appieno nuove tecnologie quali il text-mining e il data-mining;
• per le biblioteche: possibile risposta alla crisi dell’aumento vertiginoso dei prezzi degli abbonamenti, che, parallelamente alla diminuzione dei budget, riducono sempre più il numero dei titoli che è possibile offrire agli utenti;
• per le Università:
o maggiore visibilità per i propri ricercatori;
o possibili economie di scala sui costi degli abbonamenti;
o razionalizzazione dell’anagrafe della ricerca se collegata all’archivio istituzionale [link interno alla pagina IR]
• per gli enti di finanziamento: maggiore ritorno sugli investimenti garantiti dalla massima disseminazione dei risultati della ricerca (cfr. la Raccomandazione 2006 dell’OECD, Organization for Economic Cooperation and Development)
Vantaggi per la comunità scientifica:
• i risultati delle ricerche si vedono di più (maggiore disseminazione), si vedono prima (grazie all'autoarchiviazione non si devono aspettare i tempi di stampa);
• grazie alla maggiore disseminazione si ottiene un maggiore impatto e una maggiore circolazione di idee
• ne guadagna la crescita complessiva e diffusa della conoscenza, che subisce una forte accelerazione
• la libera circolazione di risultati della ricerca e dei data sets contribuisce a ridurre il cultural divide
Pubblicare Open Access non significa pubblicare gratis. Cambia il modello economico: il costo non costituisce più una barriera all'accesso sotto forma di abbonamento, ma viene coperto a monte, pagando per le spese di pubblicazione.
Per i depositi istituzionali, i costi rientrano nei costi di gestione dell'ente, tenuto conto degli evidenti vantaggi in termini di visibilità e prestigio.
Per le riviste, ci sono costi legati al workflow editoriale e alla garanzia di una peer review di qualità. Circa la metà delle riviste richiede il pagamento di una cifra per il processo di pubblicazione. Paga l'autore (o, sempre più spesso, la sua istituzione): in questo modo l'articolo diviene visibile per tutti, sempre. Tutti gli editori Open Access assicurano condizioni particolari per i paesi in via di sviluppo o per enti con scarsi finanziamenti.
La tendenza a livello internazionale è sempre più quella di ricomprendere i costi per la pubblicazione Open Access nel budget iniziale della ricerca. Sempre maggiore è il numero di enti di finanziamento che richiedono che le ricerche finanziate con i propri fondi vengano rese pubblicamente disponibili in Open Access, impegnandosi a pagare i costi del processo editoriale.
Gli archivi aperti sono depositi digitali. Possono avere carattere
• disciplinare
• istituzionale
Possono contenere articoli (sotto forma di pre-print o post-print), tesi, appunti per lezioni, video...
Per saperne di più:
• autoarchiviazione e archivi disciplinari
• archivi istituzionali
L'autoarchiviazione è il processo di deposito in un archivio aperto (disciplinare o istituzionale).
Il deposito presuppone un semplice iter di inserimento di metadati (nome dell'autore, titolo del contributo, data di pubblicazione, titolo della rivista...) e quindi del testo pieno dell'articolo, possibilmente in formato nativo e non in .pdf (per facilitare le tecniche di data mining e text mining). Non richiede più di dieci minuti.
Scopo dell'autoarchiviazione è rendere disponiblie il full-text della propria ricerca in modo tale che sia visibile, ricercabile e usabile dalla comunità scientifica, per favorire la crescita condivisa della conoscenza.
Per conoscere le politiche di copyright dei singoli editori e sapere cosa si può autoarchiviare: progetto RoMEO
Dovendo avviare un archivio istituzionale si deve decidere per prima cosa se gestire il progetto internamente o affidarlo in outsourcing. L'affidamento a terzi è preferibile perché libera l'istituzione da una serie di costi (formazione di professionalità, investimento in hardware e software). Alcune istituzioni optano per una forma ibrida: sviluppo e gestione dell'archivio in outsourcing ma hosting interno. I costi di implementazione e gestione di un archivio istituzionale variano da un'istituzione all'altra e dipendono da molti fattori fra cui l'ampiezza dell'archivio e la complessità dei servizi aggiunti offerti. Essi comprendono i server, il supporto tecnico, la creazione dei metadati, il controllo di qualità, il lavoro di advocacy, la gestione corrente del sistema e la preservazione. A secondo del tipo di gestione scelta i costi variano per un'istituzione media fra alcune decine di migliaia di euro e alcune centinaia di migliaia di euro. I costi indicati vanno considerati come parzialmente sostitutivi (diversa allocazione dei fondi), non è perciò detto che la spesa dell'istituzione debba per forza aumentare. Per quanto riguarda i costi in termini di personale impiegato, dove gli archivi istituzionali sono stati ben inseriti nelle procedure riguardanti la ricerca e la valutazione si ha un'autoarchiviazione di qualità. Dove è invece necessaria una mediazione (normalmente attraverso l'intervento di personale bibliotecario che controlla i medadati o archivia al posto dei docenti) si dovrà tener conto di un investimento in termini di tempo del personale.
Per saperne di più:
• MacColl, J. Financial aspects of institutional repositories
• A DRIVER's guide to european repositories in particolare la sezione The business of digital repositories (curata da Alma Swan)
Dal punto di vista legale, tutto ciò che viene reso pubblico è una pubblicazione. Ai fini della valutazione e della ricerca, invece, allo stato attuale soltanto il passaggio attraverso peer review e l’accettazione da parte di una rivista peer reviewed certificano il valore e la dignità di pubblicazione. Non si deve confondere l’autoarchiviazione, che riguarda materiale validato attraverso peer review, con l’autopubblicazione di documenti che non hanno superato alcun vaglio qualitativo.
I documenti depositati in un archivio istituzionale sono tutelati dalla legge sul diritto d’autore (L. 633/1941 e successive modificazioni). L’autore mantiene tutti i diritti morali ed economici sul proprio lavoro, Sempre che questi ultimi non siano dati ceduti a un editore. Qualora ne abbia la facoltà, l’autore può decidere di cedere alcuni dei suoi diritti
Il progetto dell'Open Access è costruttivo, non distruttivo.
Lo scopo è quello di fornire, di fronte alla vertiginosa spirale dei prezzi delle riviste scientifiche, un canale di accesso alternativo e libero ai risultati della ricerca.
Molti editori tradizionali stanno offrendo opzioni Open; molti stanno sperimentando nuovi modelli ibridi (OUP, CUP).
L'Open access può convivere con l'editoria tradizionale (come di fatto sta accadendo). Gli sviluppi futuri dipendono dall'incremento delle scelte Open di autori e istituzioni.
Se il full-text è disponibile, al fruitore dei documenti depositati è garantita la possibilità di utilizzo dei documenti a scopo di studio e/o ricerca. È comunque escluso qualsiasi utilizzo commerciale.
Un autore che non volesse rendere disponibile a tutti il full-text del suo articolo può inserirlo in un archivio istituzionale corredandolo delle notizie bibliografiche e di un abstract, negando però la possibilità di accesso. Può segnalare il proprio indirizzo e-mail in modo che gli utenti interessati possano chiedergli direttamente una copia dell’articolo.
Links:
Authors rights: Common misperceptions
È sempre necessario stipulare un contratto, ma non è obbligatorio trasferire tutti i diritti. Naturalmente l’editore può rifiutarsi di pubblicare un articolo se l’autore non vuole firmare il contratto predefinito. Tuttavia è anche possibile che l’editore accetti una piccola modifica del contratto (in cui per esempio l’autore si riserva il solo diritto di autoarchiviazione nell’archivio istituzionale).
Una rivista Open Access
• garantisce il processo di peer-review
• ha un diverso modello economico: è basata sul principio del libero accesso per i lettori, quindi nessuna rivista richiede un abbonamento
• alcune (meno della metà) richiedono una quota per le spese di pubblicazione, che vengono pagate dalle istituzioni di appartenenza dei ricercatori o dagli enti di finanziamento della ricerca, secondo il principio per cui risulta più efficace pagare per la disseminazione – una volta per sempre - che per l’accesso – con abbonamenti che crescono vertiginosamente di anno in anno.
• spesso adotta le licenze Creative Commons, specificamente create per la tutela del materiale in rete secondo il principio “alcuni diritti riservati”; in ogni caso tendono a permettere che gli autori mantengano i diritti d’autore sui propri lavori: questo è importante ai fini del riuso del materiale pubblicato
• elenco di riviste Open Access (Directory of Open Access Journals)
Dipende dal contratto. In generale, i contratti standard prevedono che l'autore non possa:
• Riutilizzare, rivedere o adattare l'opera;
• Riprodurre copie dell'opera a scopo didattico;
• Rendere consultabile l'opera all'interno di un archivio online.
Fra l'altro, l'editore può negoziare il diritto di prelazione sulle opere successivamente prodotte dall'autore per un periodo non superiore a 10 anni, eventualmente impedendo a quest'ultimo di pubblicarle con un editore diverso. Si ricorda che per la legge italiana il contratto di edizione non può avere durata superiore a 20 anni.
Non è obbligatorio accettare il contratto proposto dall'editore. Solitamente con il contratto di edizione l'autore trasferisce all'editore i diritti esclusivi, è tuttavia possibile proporre all'editore modelli alternativi. L’autore può chiedere di riservarsi il diritto di pubblicazione nell’archivio istituzionale. I principali editori stranieri concedono la possibilità di archiviare il materiale sul sito istituzionale; agli editori italiani si può proporre una modifica del contratto che contempli la possibilità di archiviare il materiale nell'archivio istituzionale.
L'editore potrebbe non essere disponibile a pubblicare un'opera gravata da licenze di alcun tipo; a tal fine è importante informarsi presso l'editore circa la sua politica editoriale. Alcuni editori non pubblicano opere precedentemente pubblicate sotto licenza Creative Commons. Nel momento in cui si firma un contratto di edizione è opportuno leggerlo attentamente in tutte le sue parti, valutando la possibilità di cedere solo alcuni dei diritti (per esempio, quello di stampa ma non quello di messa a disposizione online).
Purtroppo le politiche editoriali degli editori italiani non sono esplicite. Non esiste un sito di riferimento paragonabile a Sherpa. Si noti però che l’articolo 42 della legge 22 aprile 1941, n. 633 sul diritto d'autore stabilisce che l'autore di un articolo su rivista ha diritto a riprodurlo altrove, purché citi gli estremi della prima pubblicazione, a meno che non sia stato esplicitamente pattuito il contrario
Purtroppo sì. Vale sempre la pena di chiedere al proprio editore qual è il suo atteggiamento rispetto all’archiviazione del pre-print di un articolo. La cosiddetta Regola di Ingelfinger non è materia giuridica. Alcuni autori si rifiutano di pubblicare con editori che applicano la regola di Ingelfinger, giudicandola ingiusta e infondata.
Le politiche degli editori stranieri vengono censite dal sito Sherpa, che classifica gli editori a seconda dell’atteggiamento rispetto all’autoarchiviazione nei depositi istituzionali o sui siti personali. Dei 650 editori censiti il 62% ammette una qualche forma di archiviazione (16 nov 2009; statistiche aggiornate):
• Editori verdi (si può archiviare il pre- e il post-print): 28%
• Editori blu (si può archiviare il post-print ma non il pre-print): 23%
• Editori gialli (si può archiviare il pre-print ma non il post-print): 10%
• Editori bianchi (non supportano l’autoarchiviazione): 38%
Attenzione: anche per gli editori cosiddetti “verdi” è necessario leggere bene le condizioni per capire se l’editore accetta l’archiviazione del post-print nella versione dell’autore o in quella già impaginata per la stampa. Elenco di editori che ammettono il deposito del .pdf
• Per i materiali già pubblicati, in genere i diritti sono stati ceduti all'editore al momento della firma del contratto di edizione.
• Per i materiali non ancora pubblicati i diritti spettano all'autore.
• Si sottolinea che nel caso di lavori la cui pubblicazione sia finanziata dall'università, i diritti morali spettano all'autore, mentre l'Università potrebbe essere titolare dei diritti di sfruttamento economico(vd. i singoli regolamenti di Ateneo)
